martedì 29 marzo 2016

CREAZIONE CONSAPEVOLE

I VALORI CONSAPEVOLI
Semina e coltiva bene dentro di te questi valori ...questa è la tua forza.

1 - Lascia andare le persone che condividono solo lamentele, problemi, storie disastrose, paura e giudizio sugli altri. Se qualcuno cerca un cestino per buttare la sua immondizia, fa sì che non sia la tua mente.

2 - Paga i tuoi debiti in tempo. Nel contempo fai pagare a chi ti deve o scegli di lasciarlo andare, se ormai non lo può fare.

3 - Mantieni le tue promesse. Se non l’hai fatto, domandati perché fai fatica. Hai sempre il diritto di cambiare opinione, scusarti, compensare, rinegoziare e offrire un’alternativa ad una promessa non mantenuta; ma non farlo diventare un’abitudine. Il modo più semplice di evitare di non fare una cosa che prometti di fare e dire “no” subito.

4 - Elimina nel possibile e delega i compiti che preferisci non fare e dedica il tuo tempo a fare quelli che ti piacciono.

5 - Permettiti di riposare quando ti serve e dati il permesso di agire se hai una buona occasione.

6 - Butta, raccogli e organizza, niente ti prende più energia di uno spazio disordinato e pieno di cose del passato che ormai non ti servono più.

7 - Dà priorità alla tua salute, senza il macchinario del tuo corpo lavorando al massimo, non puoi fare molto. Fai delle pause.

8 - Affronta le situazioni tossiche che stai tollerando, da riscattare un amico o un famigliare, fino a tollerare azioni negative di un compagno o un gruppo; adotta l’azione necessaria.

9 - Accetta. Non per rassegnazione, ma niente ti fa perdere più energia di litigare con una situazione che non puoi cambiare.

10 - Perdona, lascia andare una situazione che è causa di dolore, puoi sempre scegliere di lasciare il dolore del ricordo.

sabato 19 marzo 2016

Risvegliatevi qui e ora!



Rendetevi consapevoli e ricordate: tutte le persone sono dormienti e tutto ciò che è intorno a noi non è più che un sogno.
Il vostro privilegio si trova proprio nella consapevolezza. Siate coscienti della vostra forza, sentitela.
La forza sarà sempre con voi, se ve ne ricorderete... (Vadim Zeland - Tarocchi dello spazio delle varianti)...

RISVEGLIO, CO-CREAZIONE”. Il suono di queste parole evoca in me un’emozione profonda, sottile come un fine raggio di luce che attraversa il cuore lasciando una scia dorata. Se ripenso a ciò che ci è accaduto in questi anni, ancora fatico a credere al susseguirsi degli eventi, alle molteplici coincidenze, alle intuizioni folgoranti, all’espansione continua della coscienza. Soprattutto a quell’indescrivibile “respiro interiore” che si è fatto luce dentro di noi aprendo la nostra “vista”, spingendoci ad agire, portandoci anche qui, ora, sulle pagine di questo libro virtuale...
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lunedì 14 marzo 2016

La sciocchezza del tempo

Si sente parlare di un universo vecchio di miliardi di anni, ma che senso ha parlare di così tanti anni? Fino a che punto il periodo di un anno ha senso? L’uomo e tutti gli esseri viventi, notoriamente, misurano le cose in base a se stessi ed alla loro esistenza. Un filo d’erba è piccolo per un uomo, ma è una sequoia gigante per una formica. Il concetto di anno sussiste e può essere scandito finché esiste una Terra che ruota intorno al suo Sole, con degli esseri umani (misuratori del tempo) che associano all’anno il suo peso e la sua importanza (ad esempio, un lungo anno di scuola, che ti fa passare da una classe all’altra), ma prima che un sistema solare prenda forma, che senso ha parlare di anni? Tutti quei miliardi di anni antecedenti all’era della Terra intorno al Sole possono razionalmente essere considerati come un singolo istante. Non c’era una Terra in rotazione intorno al Sole che poteva scandire questi (presunti) miliardi di anni. Un secondo ed un miliardo di anni fanno lo stesso effetto.
Ed è qui che il noumeno incontra e supera il fenomeno. Tutto ciò che è e che è stato (e che sarà) non è altro che un singolo istante: qui e ora. Vivere nel mondo dei fenomeni, immersi nel tempo e scandendo il tempo, equivale a voler assolutamente vedere un film, dall’inizio e con la curiosità di vedere come va a finire, di piangere ed emozionarsi. Nel mondo dei noumeni, lo spettatore conosce il mondo del cinema e sa già, dal titolo del film, come il film stesso si svolgerà e come andrà a finire; in altre parole, ogni film è un film già visto, dunque egli non necessita della visione del film stesso, ossia della scansione del tempo, pur possedendo già l’epilogo, dunque pur disponendo già del risultato massimo.

L’epilogo, che a livello temporale si completa alla fine, è in realtà presente sin dall’inizio, ed è questo concetto che neutralizza o vanifica lo scandire il tempo; ciò che è alla fine del tempo, in realtà è presente sin dall’inizio, facendo sì che tutto l’universo sia semplicemente un singolo istante, qui ed ora.

E tanto più si dà importanza ai dettagli, tanto meno questi concetti risulteranno chiari. Io non so se tra vent’anni andremo a lavorare in macchina o in pullman o in treno, ma è certo che noi siamo esseri che devono andare, che non godono dell’ubiquità e che devono recarsi da un posto all’altro; il resto son dettagli. Ciò è la virtù del vedere il generale nel particolare e non viceversa. Per dirla in un linguaggio un tantino più orientaleggiante, c’è chi raggiunge il Nirvana (colui che non necessita più di (ri)vedere il film, dall’epilogo scontato) e colui che non lo raggiunge (riavvolge sempre la pellicola e la riproietta). Invece, in termini un po’ più freudiani (ossia di importazione schopenhaueriana del tipo volontàrappresentazione) vi è l’inconscio, che vuole senza ragionare, in quanto ragionare significa far scaturire un qualcosa (mentre l’inconscio è noumenico, ossia esso “è” sin dall’inizio e dunque non scaturisce); e poi c’è la coscienza, la quale effettua ragionamenti e fa scaturire cose da altre cose. L’inconscio, notoriamente, è noumenico; infatti, esso è ciò che spinge il marinaio a buttarsi a mare e morire per la salvezza della nave con tutti i suoi passeggeri, così dimostrando di riconoscere il generale nel particolare, ossia la vita di tutti nella vita del singolo. Tornando a noi ed al concetto di tempo, ovvio che considerando un freddo parametro fisico come, ad esempio, il tempo impiegato da un raggio di luce per percorrere un metro, ci si può poi imbattere in tempi di miliardi di anni concepiti anche in ere in cui la Terra in rotazione a scandire l’anno non c’era, ma, ripeto, quei miliardi di anni fanno lo stesso effetto di un singolo istante. E senza contare che, in fisica, il tempo è comunque fisicamente relativo di per sé.
Ed il tempo non è niente altro che il nome che viene dato ad una relazione matematica di rapporto tra due spazi differenti; quando dico che per andare da casa al lavoro ho impiegato il tempo di mezz’ora, dico semplicemente che il percorrimento dello spazio che separa casa mia dall’azienda in cui lavoro è corrisposto allo spazio di mezza circonferenza orologio percorsa dalla punta della lancetta dei minuti. E’ dunque sempre e solo lo spazio tridimensionale che ci dà il senso della proporzione ed il senso fisico delle cose. Addirittura anche le grandezze elettromagnetiche sono subordinate allo spazio e traggono significato da esso: io constato che due elettroni si respingono nella misura in cui essi tendono ad incrementare lo spazio tra loro. E’ dunque la proporzione il noumeno; ed infatti essa è un concetto. Il fenomeno, ossia lo spazio fisico, è solo il suo “temporaneo” ed occasionale supporto.

un Grazie a  Leonardo Rubino

 

sabato 12 marzo 2016

Epigenetica: come riprogrammare le cellule malate

Un medico italiano è pioniere di innovative ricerche che dimostrano come le cellule tumorali possono essere riprogrammate e riportate a cellule normali utilizzando gli stessi linguaggi della natura. Dopo più di 30 anni di studi molti altri ricercatori internazionali stanno confermando la sua intuizione.

Le cellule possono essere riprogrammate, l’importante è conoscere e saper usare il corretto linguaggio con cui le cellule dialogano tra di loro.
Sono queste le conclusioni a cui è giunto 15 anni fa, dopo 10 anni di ricerche, il professor Pier Mario Biava.  Temi questi di grandissima attualità, si tratta di uno dei filoni di ricerca oggi più studiato e i lavori di numerosi laboratori in tutto il mondo non fanno altro che confermare quest’intuizione.
L’intuizione di Biava nasce dall’aver osservato come durante le prime fasi dello sviluppo di un embrione, quando sono presenti solo cellule staminali totipotenti, è impossibile indurre un tumore con agenti esterni, mentre entrando in una fase più avanzata di sviluppo questo diviene possibile. In quelle prime fasi doveva esserci qualche meccanismo di controllo e riparazione che proteggeva l’embrione. Successivamente Biava ha confrontato le cellule tumorali con le staminali, che costituiscono per la maggior parte l’embrione, scoprendo che hanno molte analogie e che entrambe si moltiplicano in maniera indifferenziata ed incontrollata; ad un certo punto però per le cellule staminali che costruiscono i tessuti interviene un segnale che le indirizza verso un ben preciso percorso di differenziazione. Si originano così tutte le diverse cellule che compongono il nostro organismo: da quelle cardiache a quelle epatiche, da quelle epiteliali a quelle neuronali, eccetera. Per le tumorali non c’è un programma e crescono caoticamente creando i danni che conosciamo. (fonte ricerche: www.oncovita.it)
Biava si domandò se il segnale che induce la cellula staminale a differenziarsi fosse lo stesso che protegge l’embrione nelle sue prime fasi di sviluppo. I suoi studi lo portarono a confermare questa ipotesi e a pubblicare già più di 25 anni fa il primo articolo che descriveva i meccanismi con i quali si possono riprogrammare le cellule (http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/030438358890287X).
Si è poi visto che non è solo il DNA a determinare il comportamento dei tessuti ma è molto importante ciò che sta sopra alla genetica, l’epigenetica.
Per comprendere meglio questi concetti dobbiamo farci aiutare dall’informatica. L’era digitale ha infatti cambiato il nostro linguaggio introducendo nella quotidianità concetti prima ignorati come quello di programmare o riprogrammare.
Ha introdotto anche il concetto che su un oggetto materiale, il silicio per l’informatica o il DNA per la biologia, è possibile inserire una serie di informazioni e funzioni. Ormai tutti abbiamo in mano oggetti che contengono informazioni: chiavette usb, smartphones, ipad.
La scienza oggi sta scoprendo che i meccanismi con cui le cellule si moltiplicano e mantengono le loro funzioni sono molto simili a quelle descritte dalla teoria dell’informazione. Si può immaginare il DNA come un hardware molto potente, non a caso già si parla dei prossimi computer come computer molecolari a DNA. Il DNA però di per sé non ha un software installato; esiste infatti un altro codice, quello epigenetico, che controlla il DNA e lo fa funzionare secondo un programma ben preciso. Determina l’accensione e spegnimento dei vari geni e può uniformarsi alle situazioni ambientali dando flessibilità e adattamento per l’evoluzione.
Queste scoperte hanno implicazioni che vanno oltre la genetica e impregnano ogni singolo aspetto della nostra vita. Il dott. Ervin Lazslo, filosofo della scienza, ne è convinto da decenni.
Ecco un documentario nel quale vengono raccontate le ultime ricerche in questo settore e presentate tutte le implicazioni che tali scoperte hanno nella nostra vita.


VIDEO DOCUMENTARIO

mercoledì 9 marzo 2016

IL SILENZIO ... RIVELA



il “Silenzio” è un’apparente assenza di suono, perché in realtà non è altro che il perfetto equilibrio di tutti i suoni, che esprime quindi “IL SUONO” dell’insieme, del TUTTO. Lo stesso vale per i colori: quando vibrano ad un’alta frequenza mostrano solo il BIANCO, il colore della luce. Se proviamo ad immaginare il nostro essere proiettato nello Spazio come un astro, sentiremo la qualità superiore di questo “Silenzio Celeste” che lo permea, riverberarsi dentro di noi portando la vera “Conoscenza”. La nostra anima ne è colma poiché vi attige, mentre la mente non arriva a comprendere essendo limitata ai confini terrestri. Ecco, vi sono più livelli di coscienza che si esprimono in differenti dimensioni. Quello di cui parlo risuona nella parte più sottile del nostro essere e “vibra” ad una tale intensità che lo rende puro e dinamico, in espansiene ed in divenire.

IL SONNO DELLE MENTI

Osservo lo sgomento quotidiano davanti agli attentati terroristici, alle guerre cruente, agli esodi infiniti dei migranti, ai disequilibri delle “economie geopolitiche” che affamano i soliti noti, e penso che ciascuno di noi ha una parte in tutto questo. Il mondo prende la direzione che i suoi abitanti scelgono di percorrere. Le guerre non si creno da sole, come i terroristi non nasono dal nulla. Un’azione ne provoca un’altra, una parola ne chiama un’altra, e se queste hanno una volontà distruttiva tenderanno a favorire ulteriori reazioni identiche. Analogamente, se uno Stato agisce solo nel suo interesse, anche l’altro Stato lo farà e ciò creerà continua divisione, separazione. Se osservo l’Orizzonte di questo nostro mondo vedo grandi polveroni che si sollevano, vedo tante menti dormienti che combattono contro altrettante menti dormienti. Come faremo mai a risvegliarci? Come riusciremo ad elevarci davvero per guardare ad occhi aperti chi veramente siamo? Dobbiamo fare molta attenzione perchè dentro di noi convivono “il predatore ed il saggio”, “il male ed il bene”, “la luce e l’ombra”, “l’istino e l’intuito”, “l’Amore ed il Non Amore”, e al di sopra di essi presisede il raggio del “libero arbitrio” che ha la facoltà di scegliere la direzione. Ma la vera domanda è: da chi è governato il libero arbitrio? Dal cuore o dalla mente? Questo tocca a noi decidere, secondo il nostro grado di consapevolezza e di respiro.